Il 25 novembre 2025 è stato approvato all’unanimità alla Camera il disegno di legge che introduce il reato di femminicidio.
Art. 577-bis codice penale: «Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali è punito con la pena dell’ergastolo».
Il femminicidio esiste da tempo nella rappresentazione sociale e la sociologia del diritto insegna che le norme giuridiche nascono, si legittimano e si trasformano in relazione ai fenomeni sociali.
Quindi, tutte/i dovremmo esultare in vista della prossima introduzione dell’art. 577 bis codice penale. Esiste una norma giuridica da cui si evince che un determinato tipo di sensibilità, una determinata cultura (quella di contrasto alla violenza di genere), ha permeato sufficientemente la nostra società.
Sennonché, al netto di chi esulta e di chi è contraria/o, la sottrazione del femminicidio al discorso pubblico, per trasformarlo in un fatto privato, in un dramma individuale, che riguarda le relazioni tra alcune singole persone, può essere produttiva di effetti perversi.
Sin dalle origini il termine femminicidio ha avuto un significato pregnante.
Il femminicidio è un filo rosso che lega tutte le condotte violente contro le donne: la violenza fisica, psicologica, economica, le discriminazioni, ma anche la violenza istituzionale, che si verifica quando le autorità non prevengano, non contrastino adeguatamente la violenza e continuino a perpetuarla con omissioni, negligenze o trattamenti inadeguati.
Allora, delegare al diritto penale, al sistema repressivo, senza fare altro, significa confinare il fenomeno, complesso e sistemico, dentro lo spazio privato di un’aula penale, deresponsabilizzandosi; significa normalizzare il femminicidio, considerandolo una questione isolata e un sottoprodotto di alcune relazioni di coppia.
Riportiamo il femminicidio al discorso pubblico, perché è necessaria una trasformazione sociale e sono necessari i soldi per intervenire sulle radici della violenza maschile contro le donne.

Avv. Veronica Magnani, ND noidonne -movimento contro la violenza-